09.09.2008 1 Commento

..gusto che trovi. Proprio così; come ben sapete in qualunque galassia, indipendentemente da quale sia, indipendentemente da quale astronave utiliziate  per giungerci (ad esclusione dell’astronave a propulsione d’improbabilità infinita che causa maldicevoli dolori di stomaco per tutta la giornata), troverete sempre dei gusti particolari del posto, indipendenti tra loro, che difficilmente troverete da altre parti delle galassie (ad eccezione della gelateria CreamAbelMasterIceNew ,conosciuta anche come C.A.M.I.N.) nella quale si possono trovare tutti i gusti dell’universo in versione mignon. Si consiglia vivamente l’utilizzo del pesce Babele per apprezzare al meglio i gelati “canterini” delle paludi Sanremesi.

 
08.09.2008 2 Commenti

Stavo pensando ad un risvolto positivo dell’essere inghiottiti da una singolarità: se riusciamo ad estinguerci per aver trasformato in buco nero il nostro pianeta, vinceremo sicuramente i Darwin Awards alla carriera dell’intera razza umana.

Alla faccia di chi scommetteva che ci saremmo estinti per una guerra, una carestia, una malattia o per l’inquinamento.

 
08.09.2008 1 Commento

Non è solo una banale questione di gusti.

Non bisogna mai sottovalutare l’importanza che il pistacchio e le amarene possono avere nel rapporto con i vostri parenti e sull’atmosfera famigliare in generale. 

Sopratutto non dovete mai sottovalutare l’importanta che l’igiene personale del gelataio potrebbe avere sugli esiti intestinali di una colossale scorpacciata di gelato al pistacchio e variegato all’amarena.

E più di ogni altra cosa non illudetevi mai, dico mai, che prendendo la cialda invece del cono possiate scampare alla salmonella dovuta alle uova marce che quel pidocchioso del gelataio ha usato l’ultima volta per risparmiare 2 cents.

Sotto un’immagine di Cugino Terzoclo durante gli effetti collaterali prodotti al suo intestino dalla salmomella-calderola* contratta in una gelateria di Bergamo: è rimasto 3 giorni in volo a quote suborbitali senza poter atterrare (vedi foto).

E’ ancora così scioccato che adesso se pronunciate in sua presenza la parola “pistacchio” vi aggredisce. Se dite “amarena” sviene.

Sono giorni che cugino Cartomodeo si diverte come un matto a fargli degli scherzi atroci: prima lo fa scattare come una molla strillandogli PISTACCHIOOO!

Poi appena quello si avvicina a distanza di rischio lo immobilizza : AMARENA!

L’ultima volta si è sbagliato e ha detto VARIEGATO, non ha funzionato ed finita in rissa.

L’atmosfera famigliare è diventata irrespirabile.

 

(*il gelataio era uno che regalava coni minacciando di darsi fuoco con una tanica di benzina, pare protestasse contro l’ICI oltre che rispamiare sulle uova, o che avesse risparmiato sulle uova per pagare l’ICI, o che non pagasse l’ICI perchè aveva speso tutto per comperare le uova e poi gli fossero andate a male…)

Mister gett
la foto di mio Cugino Terzoclo arriva da http://www.moillusions.com/

 
08.09.2008 16 Commenti

Ci sono binomi che impongono scelte radicali, o di qua o di là, tertium non datur, linee di confine, cortine di ferro, diversi universi, diverse antropologie. Dal gelataio, tipicamente,

coppetta o cono?

Il momento è grave, dichiariamoci prima che sia troppo tardi.

Io, per dire, sarei conista.

 
08.09.2008 1 Commento

Aveva aperto una crèperia, ma non gli rendeva molto, così per arrotondare faceva anche il lustra scarpe.
Tutto il giorno a spalmare lucido marrone sulle scarpe e nutella sulle crèpes.
Non si sbagliò mai.
A parte quella volta che avviluppò in un impacco di farina e uova i piedi del dott. Pestach. 
Tutto imbrattato fino alle caviglie.
Il dott. Pestach gliene fu infinitamente grato, da allora non ha mai più sofferto di quella fastidiosa infiammazione al tallone che lo faceva soffrire da tanto tempo e per ricompensarlo gli regalò una arbanella di gelato fatto in casa.
Quello che faceva sua moglie al gusto di polenta e cinghiale.

E comunque polenta e cinghiale è il gusto di gelato preferito dal dott. Pestach.

 

Qui sotto il dott. Pestach in una rara immagine di repertorio.

Il dott. Pestach

 
07.09.2008 4 Commenti

Sapevano entrambi cosa sarebbe successo, eppure rimanevano seduti a quel tavolino. E. si raccontava, parlava dolcemente a occhi bassi e ogni tanto rigirava il cucchiaino nel gelato, disegnando morbidi vortici e curve quasi immobili. A. aveva finito da un pezzo il suo cono e ora poteva guardarle le mani e il viso, incantato, mentre i suoi pensieri ripercorrevano le incredibili coincidenze che li avevano fatti incontrare proprio quel giorno.


- Vuoi assaggiare un po’ del mio?
- Beh… grazie!

Conoscendosi, A. si stupiva di non avere il solito batticuore dettato dall’emozione, di non essere completamente sudato, di non essere ancora inciampato in una gaffe clamorosa o combinato altri disastri irreparabili. Perché con E. era impossibile sentirsi inadeguati: intuiva i pensieri di A., decifrava persino le sue frasi lasciate a metà, e soprattutto era sincera e sapeva raccontarsi con parole semplici e profonde. Com’è bella, e che gioia non essere costretto a recitare una parte, pensava A. tra sé e sé.


- Ti andrebbe un gelato?
- Volentieri!

E così si erano seduti, lei con la sua coppetta al gusto mela, lui con un cono fragola e limone (il suo gusto preferito fin da quando era piccolo). E a quel piccolo tavolino affacciato sulla strada avevano continuato i loro discorsi iniziati poco prima, alla fermata del tram, dove sarebbero potuti rimanere estranei per sempre. Ora invece condividevano sinceramente i loro pensieri più profondi, i dolori, le disillusioni e le speranze. Già, le speranze. Quelle che illuminano il futuro, così facile da immaginare adesso, eppure così impossibile.


- Ti va di fare due passi?
- D’accordo!

È successo proprio in quel momento. Il cielo che si tinge di uno strano colore, il vento che grida e assale alle spalle, l’orizzonte che comincia a deformarsi e franare, le colate di buio che inghiottono tutto, tutto, e niente ha più contorni né luce. Molto diverso da come l’avevano descritto.
A. ed E. non hanno avuto nemmeno il tempo di guardarsi per l’ultima volta e sorridersi. Giusto un istante prima dell’irreparabile, le loro mani si sono sfiorate.

Ora che tutto si è consumato, ora che niente esiste più, mi piace pensare che almeno un mucchietto di particelle di E. sia rimasto accanto a quelle di A. E un giorno, quando tutto tenterà di tornare al proprio posto, forse una parte di A. ed E. sarà ancora lì, insieme, per tentare di dare una forma, un senso a qualcosa, qualsiasi cosa purché sia degna di essere chiamata Vita.

 

Cari amici,
le probabilità che effettivamente l’inizio degli esperimenti presso il LHC (Large Hadron Collider) del CERN portino alla creazione di un micro-buconero che inghiotta rapidamente questo piccolo pianeta azzurro sono molto inferiori a quelle dell’arrivo di una flotta di astronavi Vogon che inizi la demolizione di questo quadrante di spazio per far posto a un’autostrada iperspaziale.

I presunti “scienziati” che hanno intentato la folcloristica causa presso un tribunale australiano sono d’altronde due noti cialtroni, il loro livello di credibilità è minimo e le loro argomentazioni non reggono un serio esame da parte di chiunque conosca anche solo i fondamenti delle teorie citate (o abbia semplicemente letto con attenzione qualcuno dei libri di Stephen Hawking, Fritjof Capra, James Kakalios o Gary Zukav – per dire).

Però l’occasione di scrivere circa qualcosa che unisca in maniera divertente almeno due delle mie passioni (Hitchiker’s Guide to the Galaxy e il Gelato artigianale) e che ne implichi implicitamente (perdonate l’allitterazione ardita) una terza, ovvero la Fisica delle particelle era troppo ghiotta (verbatim) per rinunziarvi.

Tra l’altro, lo scopo principale dei vari esperimenti che avranno luogo nella struttura è verificare il cosiddetto “Modello Standard” e in particolare provare l’esistenza dell’elusivo bosone di Higgs, che se confermata potrebbe spiegare un mucchio di cose sulla vera natura della materia e spiegherebbe come altre particelle elementari possano acquisire proprietà come la massa: sarebbe un grosso passo avanti per la teoria di Campo Unificato, che vorrebbe dimostrare come almeno tre delle forze fondamentali (elettromagnetismo, nucleare forte, nucleare debole e gravità) siano in effetti diverse manifestazioni di un’unica forza. Verranno studiate inoltre varie astrusità dal nome esotico e dalle proprietà esoteriche, come la supersimmetria, le dimensioni extra previste dalla teoria delle Stringhe, i monopoli magnetici e appunto i micro-buchineri (quelli che hanno scatenato la fantasia di Otto Rossler e socio).

Passando al gelato, credo che un attento studio dei gusti cremosi compositi (stracciatella, malaga, cassata, toroncino, bacio) potrebbe portare a molte interessanti scoperte con importanti ricadute in molti settori industriali e in comparti differenti dall’agroalimentare.

Che ne pensate ad esempio dell’abbinamento di gusti di gelato con basi differenti (base frutta con base latte, per intenderci) da alcuni ritenuto un autentico abominio, salvo rare eccezioni? O siete favorevoli al cono e/o alla coppetta rigorosamente monogusto come i puristi più rigorosi?

Mi chiedo se avremo modo di parlarne anche dopo il 10 settembre, non perché pensi che il mondo possa finire annichilito, ma perché temo i fondatori possano decidere di annichilire il blog.

 

Ops, io sono il Limone.

Si, salve.

Ero senza fissa dimora, girovagavo da un banco frigo all’altro. Mi congelavano attorno ad asettici bastoncini di legno o compensato. Non ce la facevo più, ve lo confesso.

Poi improvvisamente , la luce. Vengo a conoscenza dell’apertura di questo luogo, di una vera gelateria: fantastico mi son detto. Che poi io sarei giallo per definizione , ma divento bianco per essere mangiato da voi tutti. Il che potrebbe essere una cosa non bella, ma alla fine poco mi importa. Perchè l’importante è che mi appreziate per quello che sono, per quello che posso suscitarvi al solo tocco con le papille gustative.

Posso essere dolce, agro, intenso.

Posso scuotervi, posso farvi rabbrividire.

Posso diventare anche acido ma questo è un altro discorso.

Ora son qui assieme a tutti voi. Non sono spocchioso, ve lo confesso : sto bene con tutti, anche col marzapane.

Semo tutti na’grande famiglia.

Gustateci, gustatemi.

 
07.09.2008 1 Commento

Rosa, violetta, ma anche crisantemo, geranio e amenità simili. Il passo successivo saranno i gusti albero. Immaginate il manager che entra in gelateria – ovviamente col cellulare all’orecchio e impegnato in una conversazione che sembra un gioco a chi infila più parole con la y nella stessa frase (trendy, delivery, opportunity ecc) – e chiede frassino e baobab. Niente panna che non è trendy. E scansare l’ulivo a tutti i costi, che le voci corrono. Il gelataio, che è uomo di mondo, ha una paletta dedicata.

 
06.09.2008 Commenti disabilitati

Il Puffo. L’avete presente? quel gelato tutto bello colorato di azzurro, al gusto di… beh, non lo so. Confesso di non averlo mai provato. Per me è stato sempre e solo un gusto visivo. Ma non è di questo che volevo parlare.
Il vero Inizio della Fine avvenne quando fu creato il gelato al puffo. Prima tu guardavi il nome del gelato e sapevi di cosa sapeva… o almeno affermava di sapere. Un cono al cioccolato sa di cioccolato, uno alla pesca di pesca, e così via. Poi il più delle volte non era così, lo sappiamo tutti: ma era una finzione silenziosamente accettata.
Col puffo, no. Qualcuno ha mai assaggiato un puffo, inteso come essere vivente azzurro che parla in modo buffo? Nemmeno Gargamella c’è mai riuscito, che io sappia. Quindi abbiamo un non-gusto, un gelato di cui non si può spiegare il sapore. Per quanto ne sappiamo, ciascuno di noi lo associa a un sapore diverso… Anzi, per quanto ne sappiamo nessuna persona di età maggiore di otto anni lo mangia. Il mondo non è più stato lo stesso.