“Pubblicità” di sicuro, “progresso” non so quanto, ma già che ci siamo lo faccio anch’io.
È il mio gelataio di fiducia da oltre 20 anni, e non solo non è nella mia città, ma neppure nella regione in cui vivo. È di Venezia, città che non m’ha dato i natali, ma molte pasque, ferragosti e ponti di ognissanti (più raramente santambrogi barra madonne). Natali no, venivano su i nonni.
Neppure questo gelataio ha avuto i natali a Venezia: a natale chiude ed è romano, ma parla in Veneziano. Confusi? Questo è nulla.
La gelateria si trova in Calle Larga ai Bari, che detto così non dice nulla, ma è ad uno sputo dalla stazione. Ponte della stazione, dritto, destra, ponte di ferro, circumnavigare una chiesa dal lato sinistro e ci siete. Molto semplice, riconoscerete la gelateria da un cono di dimensioni umane. E comunque, nel caso, chiedete a chiunque della gelateria Alaska, o ancor meglio di Carlo Pistacchi. Giuro che si chiama così, e in zona lo conoscono quasi tutti. E anche non in zona.
Dicevamo, gelateria Alaska, e infatti i colori del cono (rosso giallo e verde) e il murales all’interno del microscopico locale (una fantastica isola verde) evocano ricordi che riguardano un fantastico posto tropicale: la Jamaica. “Cambiare nome alla gelateria non mi piaceva” vi spiegherà Carlo “ma io adoro la musica Reggae e preferisco la Jamaica”.
Il gelato. Quasi dimenticavo. Colori mai visti, pallidi. Il motivo? Niente coloranti, poco zucchero e solo latte e ingredienti naturali: per il resto fa tutto lui. Il gusto, a dispetto del colore, è spettacolare. Gusti standard, ma sopratutto gusti strani: 20 anni fa la carota, ora zenzero, cardamomo, rosa e the verde, tra gli altri. Frittomisto non ancora, ma sto cercando di convincerlo.